venerdì, 15 giugno 2007 ¦ Permalink
categoria : storie

Due storie, che raccontano entrambe le sofferenze che si nascondono nella parola immigrazione, che molto spesso parla d’altro: di leggi, di fatti religiosi e di polemiche di sicurezza. In questo modo, il più delle volte non si riesce a cogliere il dramma dell’immigrazione, che viene evidenziato quasi simbolicamente dagli sbarchi che si susseguono ed anche loro per la loro parte non riescono a raccontare il singolare. Tutto si perde nel generale di certe parole, che ci sono diventate così familiari, quasi a far parte del vocabolario e basta.

Queste due storie diverse: una donna e un uomo, una nigeriana e un togolese ci portano dentro problemi profondi, che attraversano quasi tutto un continente.

S.R: ha attualmente 26 anni. Quando ha lasciato la Nigeria ne aveva qualcuno in meno. È originaria della città Benin City, un’enclave di miseria nera. Lei studia, quando la mamma muore e a breve il papà si ammala gravemente. I fratelli vanno via in cerca di fortuna, lei per dare un sollievo al padre e allo stesso tempo per un suo futuro è costretta a sposare un persona anziana abbastanza facoltosa. Una vendita! La ragazza non ci sta e scappa via attraverso vari stati, in parte a piedi e in parte in macchina: Mali, Niger e poi il deserto del Sahara per giungere in Libia. Qui lavora, poco rispettata, per tre anni presso una famiglia, per raggranellare i soldi per il viaggio in Italia, che fina dall’inizio rimane il suo sogno. Lavora portandosi addosso il fardello di tante sofferenze viste e sentite. Per esempio quella di tante persone rimpatriate dalla Libia verso i loro paesi, ma lasciati a metà strada, nel deserto, per tornare indietro per un altro carico e per altri guadagni. Lei ha visto tanti scheletri umani nel deserto!

L.D.M.S.E.-E’ venuto via dal Togo da oltre un anno e non vuole tornarci per evitare di finire in galera. Anche L. è poco più che un ragazzo. Finito gli studi superiori entra all’università-facoltà di informatica. Qui incontra altri amici con i quali comincia ad interessarsi di politica e milita, come i suoi amici, nel partito R.F.C:( Réunion des Forces de Changement), avverso al partito del predidente della repubblica togolese. Mentre facevano una manifestazione è intervenuta la polizia ed cominciato ad arrestare dei suoi amici. L. con altri suoi amici è scappato ed è riuscito a salvarsi. Ma nei giorni seguenti la polizia li ha cercati in casa, a scuola ecc. Alla fine hanno preso la decisione di scappare attraverso il Mali-Niger-Libia- Durante l’attraversamento in macchina del deserto verso la Libia anche lui ha sentito storie di gente abbandonata e morta di stenti. L. è rimasto pochi giorni in Libia ed è arrivato subito in Italia, un anno e più fa, ma per paura di essere rispedito indietro non ha chiesto asilo. Si è fatto vivo ora, perché gli sembra che ci sia un altro clima.

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venerdì, 15 giugno 2007 ¦ Permalink
categoria : cemi
Non passa giorno che o un immigrato o un datore di lavoro telefoni o si rechi nel nostro Centro per domandare se ci sono notizie intorno alla possibilità di avere o fare un contratto di lavoro. Non avendo permesso di soggiorno, lavorando già ed essendo già in Italia non è possibile procedere ad alcuna regolarizzazione, nel senso di fare un contratto di lavoro presso l’Ufficio del Pieno Impiego (Collocamento) e di versare i contributi INPS. Necessita il permesso di soggiorno, che l’immigrato clandestino non può avere. Necessita una disposizione del governo e del Parlamento che dia la possibilità di uscire dalla clandestinità e dal lavoro nero attraverso la legittimità di un contratto di lavoro. L’urgenza di questa norma è data dalla quantità di immigrati, che si trovano nella condizione di clandestinità e di senza diritti ( contributi e trattamenti previdenziali) e dalla giustezza di cancellare normative della legge Bossi-Fini, che hanno permesso l’entrata di un esercito di clandestini senza diritti e quindi sfruttabili. L’umanizzazione del processo migratorio è fatto di diritti e di doveri. Non è possibile pensare all’immigrato come ad un intruso, che eventualmente ha soltanto dei doveri. Il primo diritto è quello di essere accolto secondo vie giuste ed umane, alle quali possono e debbono corrispondere i doveri dell’immigrato. Questi non possono essere quelli dell’assimilazione né quelli di vivere per proprio conto (vedi Cinesi) senza dar fastidio agli italiani. Il ghetto o multiculturismo e le assimilazioni non hanno pagato né in Francia né in altri paesi d’Europa. Dobbiamo ricercare un nostro paradigma di accoglienza e di inserimento. Il primo elemento di questo paradigma sono le vie giuste ed umane di entrata in Italia. La nostra civiltà non può più tollerare gli ossari del deserto e le sepolture nel mare.
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venerdì, 15 giugno 2007 ¦ Permalink
categoria : notizie
Palermo 2 maggio 2007

Dopo quella di Martelli del 1990- di Turco-Napolitano del 1998 e di Bossi-Fini del 2002, arriva quella di Amato-Ferrero, che si avvia ad acquisire un concetto più giusto e più umano riguardo al problema dell’immigrazione. Per chi lavora in questo settore della società la legge più dura, con uno sfondo razzista ben evidente, è quella che va sotto il nome degli autori, la Bossi-Fini.

Ora finalmente si cambia. Una prima lettura dell’unico articolo apre un orizzonte più rassicurante. Ci auguriamo soltanto che venga approvata al più presto in Parlamento.

Ecco le norme più importanti in essa contenute:

  1. L’immigrato con la carta di soggiorno può partecipare, come soggetto attivo e passivo (cioè può votare ed essere votato), alle elezioni amministrative (comunali, provinciali e regionali);
  2. L’immigrato con la carta di soggiorno è equiparato al cittadino dell’Ue, quindi può partecipare a concorsi nella pubblica amministrazione;
  3. Il visto di ingresso in Italia per lavoro avviene in vari modi:
    • Iscrivendosi in liste di collocamento presso le sedi consolari all’estero: da queste liste le ditte possono prendere lavoratori/trici per lavoro in Italia; in genere si tratta di lavoratori con particolari qualifiche e sappiano già parlare la nostra lingua;
    • Attraverso sponsor pubblici e anche privati a determinate condizioni; la condizione essenziale è quella di avere un reddito adeguato a garantire la permanenza in Italia;
    • Per richiesta nominativa da parte di ditte: questa richiesta nominativa riguarda soltanto lavoro domestico e assistenza familiare;
    • Per auto-sponsor; cioè chiunque può venire in Italia per lavoro, purché dimostri di essere in possesso di “risorse finanziarie adeguate al periodo di permanenza in Italia”. Ovviamente potrà rimanere, se dimostra un contratto di lavoro o una fonte di reddito;

4-Sarà portato ad un anno  al posto di sei mesi il periodo di disoccupazione “in attesa di occupazione”;

5-Sarà semplificato la norma per il rinnovo del permesso di soggiorno; che durerà per un periodo più lungo; tre anni la prima volta per lavoro indeterminato; che sarà raddoppiato in sede di rinnovo. Si prevedono sportelli per rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno sportelli presso i Comuni.

6-I CPT saranno ridotti ed avranno il compito di trattenere soltanto gli immigrati in attesa di riconoscimento. L’immigrato clandestino che vuol rientrare in patria volontariamente viene assistito per un primo reinserimento nella sua nazione.

 

Una sommaria lettura di queste norme, che in futuro possono essere migliorate, dimostrano:

·        la volontà di evitare per varie vie l’immigrazione clandestina, che ha prodotto fin troppe vittime e sfruttamenti inumani da parte degli scafisti e di alcuni stati nordafricani, tra cui spicca la Libia, che ha costruito un suo benessere  e un’economia sulla pelle di centinaia di migliaia di immigrati;

·        dare una certa sicurezza di permanenza, che giova molto all’inserimento.

Ovviamente si aspettano altre norme specifiche di inserimento(percorsi nei vari ambiti sociali, attuando il testo unico,, cittadinanza italiana), che possono aiutare a meglio integrarsi con la sua differenza chi decide di rimanere in Italia.
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venerdì, 15 giugno 2007 ¦ Permalink
categoria : notizie
Palermo 3 giugno 2007

In questi giorni il ministero dell’Interno ha emanato a tutti i questori d’Italia una direttiva nella quale si impone di concedere il permesso di soggiorno per protezione sociale a tutti quei cittadini stranieri, specialmente minorenni, che vengono in qualsiasi modo sfruttati e tenuti in schiavitù per motivi di sesso o di lavoro o anche per accattonaggio (si evidenziano casi di sfruttamento anche nel mondo del lavoro: campagna o pastorizia: di romeni o slavi). Il permesso di soggiorno è concesso in primo luogo se la vittima vuole affrancarsi e quindi intraprendere un percorso di recupero e di reinserimento sociale. Non è necessaria la denunzia degli sfruttatori o dell’organizzazione criminale. La denunzia dei casi può essere fatta (oltre che dalle vittime) anche da organizzazioni umanitarie, dagli uffici –assistenti sociali dei comuni o da organi di polizia a seguito di retate o di indagini.

Diamo dei numeri per dare l’idea del fenomeno

Mercato della prostituzione in Italia

  • Interessa 60-70 mila persone (20% minorenni);
  • 65% esercita in casa; 20% in albergo; 15% in casa.
  • Giro d’affari: 15 miliardi di euro;
  • 9 milioni i clienti; 70% sposati.
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lunedì, 19 febbraio 2007 ¦ Permalink
categoria : leggi
Palermo 11 febbraio 2007

Con decreto governativo, che entrerà in vigore il 15 di questo mese, in applicazione della direttiva Ue n.2003/86 sono state emanate le seguenti norme:

  • Il ricongiungimento dei genitori che  può essere chiesto anche dal figlio non unico, purché si dimostri che i genitori in patria “ non dispongono di adeguato sostegno familiare”,
  • La richiesta di ricongiungimento può essere avviata anche da chi ha il permesso di soggiorno “per motivi familiari”;
  • La preminenza della salvaguardia del nucleo familiare renderà più difficili il ritiro del permesso di soggiorno o le espulsioni;
  • Le certificazioni di parentela da ora in poi devono essere presentate alla ambasciate o ai consolati del paese di origine e non alla questura o sportello unico;
  • Il reddito da dimostrare per il ricongiungimento di un solo familiare è pari ad una pensione sociale in un anno, cioè 5061,68- per due o più persone (purché siano minori sotto i 14 anni) si raddoppia;
  • Il permesso di soggiorno “per cure mediche” rilasciato per assistere un minore malato viene trasformato in permesso di soggiorno “per assistenza minore”, valido anche per regolare attività lavorativa.


Breve commento

Il comune denominatore di queste norme è la salvaguardia del nucleo familiare. Non tanto della famiglia in senso stretto, ma dei discendenti immediati: i figli verso i genitori, anche quando i figli sono in immigrazione e chi è rimasto in patria non può provvedere al sostentamento e sostegno di essi. I figli minori possono raggiungere molto più facilmente i genitori, come pure i figli maggiorenni, che non abbiano possibilità di curarsi e vivere in patria. Insomma si tratta di una serie di norme dettate dal buon senso e dirette a ricostituire la famiglia nel paese di immigrazione. Anche per una considerazione socio-economica. La modernità “liquida” sempre più tenta oggettivamente a spezzare i legami affettivi. Sono necessarie in tutti i campi norme e interventi che aiutino a ricomporre gli spazi affettivi.

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domenica, 04 febbraio 2007 ¦ Permalink
categoria : cemi

Prima informazione:

  • Per i lavoratori con rapporto di lavoro fino a 24 ore settimanali per retribuzioni orarie fino a 6,70 euro: 1,23 euro per ora, di cui 0,28 a carico del lavoratore; per retribuzioni fino a 8,18 euro per ora, il contributo è di 1,39 euro, di cui 0,32 a carico del lavoratore; per retribuzioni oltre 8, 18 euro, il contributo è di 1,69, di cui 0,39 a carico del lavoratore;
  • Per rapporti di lavoro a partire da 25 ore settimanali, il contributo è di 0,89 per ogni ora , di cui 0,20 a carico del lavoratore.

Per il TFR nulla cambia.

L’altra informazione è quella riguardante il permesso di soggiorno CEE per i soggiornanti di lungo periodo. In altri termini tutti quelli che sono stati in uno stato dell’Ue per un periodo di almeno cinque anni possono chiedere un permesso di soggiorno denominato “permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo” in applicazione della direttiva CEE n.2003/109/CEE. Vedere la disposizione pubblicato sul sito.

Ultima notizia: è vicina la legge nuova sull’immigrazione, che speriamo contenga tutte quelle novità che oramai ognuno si aspetta:

  • Semplificazione dell’ingresso in Italia;
  • Semplificazioni delle norme per restare (via quindi il contratto di soggiorno);
  • Abolizione del programma-flussi;
  • Permesso di soggiorno più lungo;
  • Stanziamento di fondi per alloggio provvisorio e definitivo,
  • Accentuazione delle disposizione di inserimento, prima fra tutti la messa a frutto delle qualificazioni di partenza o di quelle acquisite lungo il cammino migratorio.
  • Abolizione e trasformazione dei CPT.
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domenica, 04 febbraio 2007 ¦ Permalink
categoria : leggi
Legge95 status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo

Legge95

scarica subbito


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domenica, 04 febbraio 2007 ¦ Permalink
categoria : notizie

Palermo 29 gennaio 2007

Nell’ultimo consiglio dei ministri di qualche giorno fa si è parlato delle modifiche da apportare alla legge Bossi-Fini. Si notano ancora delle titubanze. Si dicono e non ridicono alcune cose per verificare la loro accoglienza nell’ambiente di destra. Quasi un ballon d’essais. Ma credo che tutti siamo maturi per capire che la legge Bossi-Fini ha fallito su tutta la linea, perché era sorta con l’idea di eliminare l’immigrazione clandestina. Ma dopo tre anni (l’ultima regolarizzazione di settecentomila clandestini risale a settembre 2002), i clandestini sono circa un milione. Ciò mette in evidenza che più sono forti le proibizioni (difficoltà di ingresso, espulsioni più facili) più la clandestinità aumenta. La lezione dovrebbe essere capita: facilitare gli ingressi, facilitare le regolarizzazioni in maniera continua favorisce il mercato del lavoro, elimina/riduce il lavoro nero e produce l’inserimento nella società italiana/europea. Questo vuol che bisogna avere coraggio da parte di questo governo e non stare a sentire le lamentele dei nazionalisti/leghisti italiani. Il mondo cambia continuamente e non si torna indietro. La parola d’ordine è “umanizzare l’immigrazione”. Attualmente è soltanto un fenomeno economico/razziale. Si prevedono già ingressi a chiamata, ma anche ingressi per cercare lavoro avendo a disposizione una somma di denaro per campare nei primi mesi. Si prevedono altri ingressi con il decreto/flussi. Si spera che questa via sia ridotta al minimo, perché non favorisce l’immigrazione regolare. Da molti anni è stata una modalità insufficiente. Si prevede una semplificazione nei ricongiungimenti familiari. I CPT saranno trasformati completamente. Serviranno soltanto per gli accertamenti necessari. Ma potrebbero essere usati come centri di prima accoglienza pubblici e gestiti bene: entrata e uscita libere. Siamo comunque in attesa di notizie più precise. Non crediamo possa funzionare l’ufficio di collocamento presso le ambasciate italiane o altri enti dello stato di espatrio. Si creerebbero dei centri di affari.

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domenica, 04 febbraio 2007 ¦ Permalink
categoria : storie
Palermo 21 dicembre 2006

Si è riunito, ieri mattina, per la prima volta nell’aula comunale di Palermo l’assemblea dei servizi, che rientrano nel piano di Zona-Distretto sanitario 42 della Sicilia, convocata dal Coordinamento Servizi Immigrati, Rifugiati e Rom con sede a Palermo in Via Cesareo 42 –tel./fax 091/7829625. Il coordinamento è entrato in funzione da due mesi ed ha già prodotto quattro servizi con soldi prelevati dalla 328/200. Essi sono: Centro di prima accoglienza a S.Cristina Gela (Piana degli Albanesi), Ufficio Rom; Centro di Formazione Interculturale; Portale per i servizi per gli immigrati. Dopo la presentazione ci sono stati vari interventi. In genere si è ripercorso la solita liturgia: ognuno ha parlato di sé, del suo orticello più bello di quello dell’altro o per dire “badate ci sono anch’io”. Uno scenario pietoso, al quale ho assistito varie volte in questi anni. Sempre allo stesso modo, sempre le stesse persone! Però c’è stata una novità, che voglio segnalare. Negli anni passati erano gli immigrati che si presentavano, quest’anno sono stati gli italiani. Quelli che lavorano e vivono dei servizi agli immigrati. Una specie di industria!- Gli immigrati l’hanno capito e ci sono stati tre interventi molto puntuali. Due hanno detto sostanzialmente: voi (Comune,Provincia, Regione ecc.) date i soldi per i servizi sempre agli stessi enti (in genere ambito cattolico o partiti di destra), e dimenticate il lavoro degli altri. Chi scrive potrebbe testimoniare ad abundantiam la verità di questo rilievo! Ma quello che ha messo veramente il dito nella piaga è stato un senegalese, che gira in tutta l’Europa per verificare il “trattamento dell’immigrazione”. La sua definizione della politica immigratoria italiana e siciliana è stata: “ho notato l’esistenza di un vuoto enorme”- Personalmente, anche ascoltando, ieri, la presentazione del Coordinamento e dei primi interventi devo confermare questo vuoto. Ci sono interventi a pioggia, sempre nello stesso “campo”, ma senza una scelta “politica”. Quale tipo di integrazione. Qualcuno ha parlato di inserimento nella legalità. Ma la legalità attuale riguardante gli immigrati è illegale. Se non si abolisce la le legge Bossi-Fini, intrisa di nazionalismo e di razzismo, è fuori luogo parlare di legalità. Questa coscienza deve essere presente. Di qui il passo verso la concezione di una politica di inserimento, che tenga conto delle “differenze” e del loro rispetto. La via giusta potrebbe essere programmare il contatto tra le differenze e la condivisione delle soluzioni. Nessuno deve rinunziare alla propria identità, ma ognuno deve capire l’altro ed essere solidale con l’altro. Questo “comunicarsi” è lo sfondo del modello delle differenze. Diverso dall’universalismo francese e anche dal comunitarismo inglese.

Alfonso Manocchi


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lunedì, 18 dicembre 2006 ¦ Permalink
categoria : notizie

Dall’11 dicembre l’accordo raggiunto con le Poste opera su tutto il territorio nazionale. Per gli immigrati extracomunitari, in genere(devono andare in questura i richiedenti asilo , quelli che invitano, per l’integrazione di minori; i comunitari possono scegliere tra le due procedure), non si va più in questura per il  permesso di soggiorno o la carta di soggiorno, ma vengono richiesti attraverso un’assicurata spedita dalla Poste Italiane e con appositi moduli contenuti in una busta da ritirare gratuitamente presso qualsiasi ufficio postale.

Nella busta c’è il modulo per la domanda, a cui bisogna aggiungere i documenti richiesti, che saranno gli stessi richiesti precedentemente. La busta con la documentazione e in più con la copia del permesso di soggiorno scaduto (l’originale rimane all’immigrato, che unito alla ricevuta della raccomandata dà ogni diritto) e una marca da bollo di € 14,62 va spedita con assicurata presso le Poste con il costo di €. 30; inoltre allo stesso sportello postale bisogna presentare la ricevuta di un versamento su modulo predisposto di €. 27,50. A conti fatti, non si perde tempo per andare in questura, però questo tempo viene pagato caro….circa 70 euro. A mio giudizio e anche dei sindacati è una procedura, che non agevola gli immigrati e inoltre costa alla loro tasca. D’altra parte se non si modifica la legge Bossi-Fini (ma andrebbe abrogata tutta), le difficoltà di prassi rimangono tutte.

L’immigrato sarà avvisato tramite raccomandata dalla Questura (è importante pertanto un indirizzo certo) e invitato, se tutto è in regola, a portare le foto e a fornire la prova dattiloscopia. Entro quaranta giorni dovrebbe essere completato tutto l’iter.



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